di
Luca Panaro
Perchè
dipingi sempre autoritratti?
Il mio lavoro ruota intorno ai differenti elementi che caratterizzano
una persona - l'aspetto fisico, emozionale, mentale e spirituale - e
il modo nel quale noi percepiamo e comunichiamo questi elementi agli
altri. La ragione per la quale dipingo autoritratti è da ricercare
nella riflessione che ogni giorno faccio su questi elementi. Ci vuole
molto tempo a comprendere come una persona realmente lavori dentro di
sè, anche se difficilmente è possibile conoscerla completamente.
Le sole persone che ho dipinto, sono persone che conosco molto bene,
gente che amo. Ho dipinto anche un cane, ma l'ho fatto per rappresentare
la rabbia, infastidendolo fino al punto da farlo ringhiare, per poi
realizzare dei disegni veloci direttamente sulla tela. Ma in realtà
l'unica persona che posso conoscere realmente (e sinceramente rappresentare)
è me stesso.
Descrivici l'azione performativa che accompagna la tua pittura. Ti
osservi allo specchio?
La ragione per la quale mi ritraggo allo specchio consiste nel riflettere
sul processo pittorico, portando l'azione fuori dallo studio e dentro
alla galleria. L'azione del dipingere è per me tanto importante
quanto il pezzo finito. Vedere un'artista lavorare aiuta lo spettatore
nella comprensione dell'opera. L'osservazione del processo esecutivo
restituisce all'arte quell'umanità che di solito si perde nella
transazione del quadro dal luogo della sua creazione agli spazi neutri
della galleria.
Perchè i tuoi disegni sono così stilizzati?
Come ho menzionato prima la mia opera riflette sui diversi elementi
che caratterizzano una persona. Sebbene i miei dipinti siano degli autoritratti,
preferisco che essi abbiano una loro vita. Astrarre l'immagine impedisce
all'opera di essere rivolta solo a me stesso. Di solito nel produrre
un disegno l'artista si concentra sul soggetto, per poi trasferire quell'immagine
sulla superfice controllando costantemente il risultato in divenire.
Il processo di astrazione che io utilizzo consiste invece nel concentrarsi
più sul soggetto che sul disegno. Qualche volta non guardo nemmeno
il disegno che sto realizzando. Questo processo mi permette di diventare
solo spettatore. In questo modo quando guardo il disegno finito lo vedo
come lo vedrebbe qualsiasi altro fruitore. Posso vederlo con occhi freschi
e provare a capire il carattere del personaggio ritratto senza necessariamente
identificarmi con esso. Penso alla sua testa bassa e triste e alle sue
spalle cadenti, interpretando il linguaggio del corpo di un disegno
come se fosse la realtà. Poi rifletto su questi sentimenti e
comincio ad aggiungere una superforza attraverso il significato dei
simboli, come chiazze di colore o frecce, descrivendo movimenti, emozioni
o comunicazioni. Quando il dipinto sarà ultimato esso avrà
acquisito una vita propria. E' stato costruito usando elementi che mi
appartengono, ma è diventato qualcun'altro. E' come guardarsi
in uno specchio deformante e non riconoscersi nella propria immagine
riflessa.
Che tipo di colori e supporti utilizzi?
Il modo in cui lavoro e i supporti che utilizzo sono strettamente collegati
al fatto che i miei dipinti sono realizzati velocemente. Questo è
un elemento importante nel catturare e capire le figure che disegno.
Così i materiali di cui mi servo sono spesso di veloce asciugatura
e facilmente manipolabili. Solitamente uso i colori acrilici e una mistura
di pastelli di gesso e bastoncini d'olio. Preferisco lavorare sopra
superfici liscie, come la carta o la tela satura, perchè assicurano
una linea chiara e pulita. Tuttavia lavoro spesso anche su lavagne,
su schermi e direttamente sui muri (il mio studio è coperto da
disegni e linee che ne amplificano la superfice). Nelle gallerie mi
piace molto usare le lavagne di ardesia nera, perchè la loro
superficie liscia produce i migliori risultati temporanei. Il pezzo
prodotto durante la performance viene poi distrutto dopo l'evento, lasciando
solo video e prove fotografiche come traccia della sua esistenza.
Perch le tue opere sono sequenzialmente numerate in numeri romani?
I numeri romani rappresentano il numero di dipinti prodotti negli
anni fino a quel momento. Servono per due ragioni:
Per prima cosa essi documentano la realizzazione dell'opera in un determinato
momento. E' come se ogni opera rappresentasse un evento, un'istantanea
del mio stato d'animo al tempo della produzione.
La seconda ragione è che nell'utilizzare i numeri piuttosto che
i titoli, lascio l'interpretazione del dipinto aperta al giudizio dello
spettatore. Mi piace che la gente venga e veda nel dipinto elementi
che abbiano relazione con le proprie esperienze ed il loro modo di essere.
Questo permette allo spettatore di godersi il disegno ad un livello
intimo molto più intenso.
15 ottobre 2002