700 Km di Esposizione Viaggio Modena-Graz - 1972
"Omaggio all'Ariosto" Palazzo dei Diamanti, Ferrara, 22 Maggio 1974 "La casetta dell'arte" (Kunsthauschen) Bregenz - 1998
"Gratta e vinci"  Merano - 1998
"L'occhio di Link" Bologna - 2000
"Fame di Vento"  Sinagoga di Trnara (Repubblica Slovacca) - 2001



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FRANCO VACCARI
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di
Luca Panaro



Qual è la prima domanda?

Il "raccoglitore" di fototessere degli anni '70 si riconosce come il precursore della Mail-Art di oggi ?

Sì..., c'è un libro, forse il primo sulla Mail-Art... soprattutto sui "timbri d'artista", degli anni '70, dove la mia presenza è ben documentata. Poi ho fatto altre cose con la Mail-Art, per esempio ho fatto Azione a distanza ; si trattava di invitare persone a documentare lo spostamento di un oggetto. Era molto interessante immaginare che nel mondo - parecchie di queste lettere sono infatti andate in Cecoslovacchia, nel Nord- Europa, in Sud-America, in Uruguay, Paraguay... - in seguito all'arrivo del mio invito, ci fossero degli oggetti che si muovessero, venissero spostati; come se la materia si dematerializzasse ed acquistasse una mobilità ed una leggerezza inaspettata. Proprio in questi giorni ho letto che c'è attenzione per questo tipo di operazioni.

L'Azione a distanza maggiormente conosciuta tramite cataloghi e articoli a lei dedicati, documenta lo spostamento di una macchina da scrivere dal suo luogo abituale - il tavolo di uno studio - ad un luogo abbastanza insolito, il water...
...è stato un austriaco... Peter Weibel che poi è diventato direttore di alcune edizioni del padiglione austriaco della Biennale.

Ma l'opera che oggi è considerata rappresentativa di Franco Vaccari è sicuramente Lascia su queste pareti ...
...una traccia fotografica del tuo passaggio. Sì..., è forse quella che riassume in modo più emblematico il senso delle Esposizioni in tempo reale, dove il meccanismo di queste ultime è più evidente e precisamente applicato...

...la cosa interessante è che tutto è lasciato al caso; la cabina photomaton della Biennale del '72 - che ha riscontrato l'adesione di molti - poteva benissimo non essere utilizzata da nessuno. Vero ?
Sì..., la possibilità che il progetto fallisse dava a questo una dimensione di rischio. E siccome in quegli anni ero in polemica con il mondo dell'arte, mi sembrava giusto dimostrare che le previsioni, le anticipazioni che le gallerie diffondevano - funzionando come luoghi della rassicurazione - in realtà non erano altro che uno scollamento fra il mondo dell'arte e la realtà; quest'ultima infatti è imprevedibile. Facendo delle operazioni che avevano un margine notevole di rischio, introducevo quell'elemento che faceva sì che l'opera si imparentasse con la vita e in questo modo avesse un aspetto più reale. Il rischio era il prezzo da pagare per far passare l'evento artistico dalla virtualità alla realtà.

Lo spettatore-attore che decideva di immortalarsi in una strip doveva pagare oppure...

Doveva pagare. Anche il pagamento era un'altra delle strategie utilizzate per rendere più reale il fatto; solo se esiste uno scambio effettivo il rapporto diventa reale.

E' emersa una grande creatività dalle immagini prodotte dagli ignoti protagonisti del suo lavoro. Chi ha giocato col proprio volto come un bambino davanti allo specchio e chi si è lasciato andare a primordiali voglie di nudità. Tutto però con un certo gusto artistico, riprendendo o introducendo gesti, posture e tematiche già viste nel mondo dell'arte o che proprio in questo campo verranno utilizzate in futuro. Un ulteriore dimostrazione della continuità tra arte e vita ?
E' chiaro, ci sono dei gesti che ricordano in maniera precisa espressioni compiute da artisti, per esempio di Bruce Nauman sono stati ripetuti i vari modi di atteggiare il viso; poi ci sono dei gesti più profondi che appartengono al nostro inconscio, per esempio i vari atti di esibizionismo. Ma la cosa più interessante è notare come le prime fotografie esposte siano state quelle dai comportamenti più inamidati, poi, man mano che uno dei partecipanti introduceva un elemento di comportamento nuovo, questo diventava stimolo per azioni più libere. La mostra nel suo complesso era come un organismo vivente in cui ogni tanto apparivano delle mutazioni; queste diventavano un tutt'uno con l'organismo tanto da essere ritrasmesse. Quello che comunque a me interessava maggiormente era intervenire sul rituale espositivo; il rituale classico prevede la presenza di un'autore e delle sue opere presentate al meglio, mentre in questo caso l'opera era inizialmente allo stato potenziale, era caricata di tutti i rischi possibili, e soprattutto l'autore non era presente, era praticamente scomparso lasciando un meccanismo in funzione che lo sostituiva. Quindi quelle che erano le regole fondamentali del momento espositivo venivano intaccate alla base. Quest'opera, apparentemente semplice, in realtà ha una struttura molto complessa perché interviene sia a livello iconico - si sono ottenute immagini che mai si sarebbero prodotte se dietro alla macchina ci fosse stato un fotografo a dirigere la posa - sia per quanto riguarda la smitizzazione dell'autore. L'ambiente oltretutto era completamente vuoto. Alle dieci di mattina del giorno dell'inaugurazione io mi sono limitato a fare la prima strip, poi non sono più intervenuto; ho solo documentato fotograficamente, confuso fra gli spettatori, la crescita d'interesse che la mia operazione suscitava. Un altro elemento di assoluta novità per i tempi era l'effetto feedback (controreazione) cioè gli elementi che si presentavano innovativi modificavano le fasi successive di crescita. Questo elemento di innovazione, di mutazione, che agisce sulla stessa crescita dell'oggetto, è qualcosa che non era neanche vagamente contemplato in quelle che allora erano le opere d'arte più libere, gli happening . Questi ultimi infatti hanno un canovaccio abbastanza preciso e la loro struttura è lineare, la loro apertura al caso è molto più debole di quella delle Esposizioni in tempo reale.

Dalla posta, alla posta elettronica. Anche lei ha fatto il grande passo con Atelier d'artista (in rete dal 21-06-'96 al 21-01-'97, poi alla casa del Giorgione a Castelfranco Veneto, nonché in un elegante CD-Rom), portando le Esposizioni in tempo reale su Internet. Anche in questo caso, come nel '72, lo spettatore-attore doveva dimostrare la sua volontà di partecipazione col denaro ?
Questa Esposizione in tempo reale ha avuto una pagina di pubblicità su "Art forum". In seguito all'uscita di questa pagina c'è stato un picco d'attenzione nell'accesso al sito. Nella pubblicità però, non era precisato che il materiale, spedito per e-mail, sarebbe stato inserito gratuitamente. La cosa è al di fuori della mentalità degli americani che probabilmente avranno pensato ad un luogo d'accesso a pagamento (per l'inserimento del materiale , non per la visione); molte adesioni si sono perse in questo modo...

...l'invito era però indirizzato soprattutto ad una cerchia ristretta di persone... difficile pensare che un'artista si fermi davanti ad un simile ostacolo.
Comunque è stato un grosso filtro, perché Internet implica un'azione molto veloce, e quando questa non c'è non ci si avventura in ricerche che a priori possono sembrare faticose.

Riversando Atelier d'artista su CD-Rom ha dato memoria al web, che memoria non ha. Ma ha anche tolto freschezza all'opera, sottraendosi al "gioco" di Internet.

Ma veramente il "gioco" di Internet non esiste; in realtà Internet è una rete dove si trovano tutti i giochi possibili. Quindi, il mio, sarà un "gioco" poco giocato ma certamente un "gioco" possibile.

Mi parli dei suoi rapporti con la "critica d'arte".
Gli storici dell'arte parlano non in base al valore dell'opera, ma in base al valore che alcuni artisti sembrano trasmettere per il fatto che si parli di loro. In Italia c'è una certa esterofilia. Credo sia il paese più esterofilo d'Europa, e quindi sono in genere penalizzati gli artisti italiani rispetto a quelli stranieri. Nel mio caso, credo che un certo tipo di emarginazione sia dovuta al fatto che io non conduco una vita particolarmente mondana, ma anche perché alcune cose che io ho fatto non sono state ancora capite.

Soffre del fatto di non essere costantemente presente nel dibattito storico-artistico ?
Sono dell'opinione che l'eccesso di esposizione consumi; ma è anche vero che non bisogna poi eccedere in senso opposto (risata). Anche se non sono sempre stato sotto ai riflettori la mia presenza ha comunque sempre serpeggiato. Sono andato tre volte alla Biennale di Venezia con la sala personale, a distanza di un decennio circa l'una dall'altra (1972,1980,1993) e invitato da tre critici diversi; una persistenza della mia presenza abbastanza buona.

Il filone artistico di cui lei ha fatto parte non ha riscontrato - almeno in Italia - la stima ricevuta invece dall'Arte Povera o dalla Transavanguardia...
...negli anni '70 la situazione italiana veniva identificata all'estero con l'Arte Povera, e quest'ultima ha ricoperto per tutti gli anni '70 con la propria presenza l'Italia. Alla fine degli anni '70 è cominciato il fenomeno della Transavanguardia e per tutti gli anni '80 è andato avanti. L'Arte Povera, dopo un periodo di sbandamento, ha tentato di saldarsi con la Transavanguardia tanto è vero che molti artisti poveristi si erano rivolti alla pittura (Merz, Kounellis...). Tutti gli altri fenomeni caratteristici degli anni '70 (Narrative, Body e Land Art...) sono rimasti in questo modo occultati. Io credo di essere stato uno dei primi ad adoperare la Narrative Art ; sono stato presente nelle mostre più importanti fatte in Italia su questa corrente artistica, però, è stata la corrente stessa a non avere un'attenzione particolare, pur essendo l'elemento veramente nuovo che ha permesso il passaggio dall'arte concettuale a fasi più dolci, sfociate poi in un ritorno alla pittura.

Con quale etichetta cataloga la sua opera ?
Ho inventato due formule: nel campo della fotografia Inconscio tecnologico, in campo artistico Esposizioni in tempo reale. Quest'ultimo è un concetto che credo mi debba essere riconosciuto. Adesso si sente parlare in tanti modi di "tempo reale"; è un termine di moda, tanto è vero che ha dato il nome anche ad una trasmissione televisiva di grande successo di pubblico. Però, chi parlava di "tempo reale" in termini precisi a partire dal 1969 ?

Franco Vaccari.

Esatto.

Lei ha anche pubblicato una rivista, "Potlac"...

...la rivista in realtà non è mai uscita; è stato raccolto del buon materiale e poi quello che doveva essere l'editore - come spesso succede soprattutto per le riviste - si è reso latitante per cui il mio progetto è rimasto allo stato embrionale.

Era troppo controcorrente per quei tempi ?

No, il problema era finanziario. Rendere interessante "Potlac" avrebbe comportato una spesa superiore alle previsioni.

E della sua esperienza di regista ( La placenta azzurra, I cani lenti ...) cosa mi racconta?

Questa è stata un'esperienza che ha abbracciato un tempo relativamente breve della mia attività; solo recentemente ho ripreso in mano questo materiale e devo dire con una certa commozione nel vedere nel mio lavoro una freschezza conservata nel tempo. I cani lenti è stato proiettato a Milano, Bologna... con grande successo di pubblico. Ho anche partecipato ad una delle prime mostre internazionali di Video-Arte a Graz in occasione di quello che loro chiamano Trigon: una biennale dove partecipano gli artisti dei paesi confinanti con l'Austria. E' qui che mi sono accorto che la Video-Arte era spesso un sistema che consumava tempo (dello spettatore); le prime realizzazioni fatte in area concettuale erano di una lentezza esasperante. I fenomeni che venivano evidenziati erano micro-fenomeni, e la durata era sempre inversamente proporzionale al contenuto (vedi Empire, Sleep, Eat... di Andy Warhol). Uno degli imperativi per chi voleva realizzare opere in quella direzione era la lentezza esasperante. Io invece ho voluto utilizzare il video in modo da eliminare questo elemento di dispersione temporale. Utilizzavo il video, ma non con lo scopo di ottenere alla fine una videoregistrazione. Una delle opere che credo siano meglio riuscite è Il mendicante elettronico del 1973 dove un televisore con la scritta IL CIECO TORNA SUBITO sostituiva il mendicante in carne ed ossa; come se chi chiede l'elemosina si potesse permettere il lusso di un video. Il sottotitolo era - parafrasando McLuhan - IL MEDIUM E' IL POTERE.

La prima domanda che sorge spontanea nel vedere i cataloghi o le recensioni in cui lei compare è : quale relazione ha l'opera di Vaccari , se confrontata con quella di altri fotografi della cosiddetta "Scuola emiliana di fotografia" ? E' infatti curioso il vedere Viaggio + Rito (1971), Lascia su queste pareti una traccia del tuo passaggio e 700 Km per un'esposizione / Modena-Graz (1972) oppure Viaggio sul Reno e Omaggio all'Ariosto (1974)... affiancate ad opere di G.Basilico, G.Guidi o addirittura di F.Fontana (e la sua astrazione anacronistica). Ma "che c'azzecca", direbbe un noto politico italiano ?
Mi sento legato a questi autori per motivi di vita vissuta, ma non certamente per affinità culturali; la loro problematica è molto diversa dalla mia.

Perché allora ci sono autori che insistono nel trovare legami fra artisti così diversi ?

Questo dimostra come le cose che dovrebbero essere super-evidenti; evidenti invece non sono.

...ne somiglianza stilistico-iconica, ne tantomeno vicinanza teorica.
Niente, assolutamente niente.

Sicuramente - mi corregga se sbaglio - se le chiedessi quale artista ha influito maggiormente nella sua carriera artistica, lei mi risponderebbe; Duchamp. Invece io le chiedo, quale artista della nuova generazione le piace maggiormente?
Negli anni '70 mi sono sentito in consonanza con Vito Acconci, anche se le sue opere attuali mi lasciano perplesso.

...oggi...?
Pietroiusti, Vaglieri ...

Per concludere, mi tolga una curiosità; perché così poche sue opere sono esposte nei musei del mondo ?
C'è qualche cosa alla GAM di Bologna, però non è esposta, a Livorno, a Graz, al museo di Hannover e a quello di Bonn, tutto sommato poche opere, forse perché il mio tempo è stato assorbito dalla progettazione e dalla ricerca e non sono stato a promuovere più di tanto il mio lavoro.

Molte opere risultano infatti "proprietà dell'artista"...?

Sì, le custodisco gelosamente perché odio i problemi pratici e quindi voglio evitarmi il fastidio di andare a reperirle per le eventuali mostre, con i relativi problemi di trasporto. Le poche opere che faccio assumono le dimensioni del bagagliaio dell'auto che possiedo in quel momento.

Avrà avuto automobili molto spaziose vista la mole di certe sue opere ...?
Sì... (risata).

Modena, Mercoledì 24 febbraio 1999
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Franco Vaccari è nato nel 1936 a Modena
it.wikipedia.org/wiki/Franco_Vaccari