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GIAN RUGGERO MANZONI
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di Piergiorgio Viti
Oggi sempre di più i giovani artisti utilizzano diversi mezzi espressivi:
spesso passano con disinvoltura dalla poesia alla pittura, dal fumetto
alla fotografia. Sembra essere sparita la figura del "pittore", dello
"scultore", del "fotografo", del "videomaker". Come mai secondo te?
Reputo che ciò sia dovuto al post-moderno, o, meglio, a un’errata
idea che molti si sono fatti di tale realtà… ormai in fase di totale
declino. Per chi conosce le teorizzazioni di Lyotard sa bene che le
‘contaminazioni’, la tensione verso l’ibridazione e il concetto d’innesto
ecc. nel pensiero post-modernista ‘puro’ era di tipo concettuale, non
formale, e che quindi non era in discussione la struttura, il dipanarsi
del linguaggio, la frammentazione o il confluire di più linguaggi in
un unico, quanto la necessità di far convivere più momenti, più tempi,
più fasi, più contenuti. Quindi non era messa in discussione la “tecnè”,
non si trattava sullo strumento, ma il tutto verteva sulle componenti
etimologiche e fenomenologiche, sulla derivazione, sul rimando, divenuto,
in toto, globale, ma non orizzontalmente, quanto verticalmente, come
stratificazione di più esperienze, di più momenti, di più epoche, in
proiezione verso il futuro, per il divenire. Ciò non toglie che il parametrarsi
con più linguaggi non sia da considerarsi oltremodo positivo, in particolare
quando si ha padronanza su di essi e, soprattutto, quando esiste un
unico progetto portante da sviluppare. Anche il media televisivo ha
contribuito a rivolgere l’attenzione dell’ artista verso le infinite
possibilità di relazione. Il rischio è che la riconoscibilità disciplinare
non risulti più evidente. Per me, che sono uomo del ’900, ciò infastidisce,
ma comprendo o tento di comprendere, anche se mi pare che tramite questo
espediente ‘plurilinguistico’ spesso si spaccino giochini quali opere
o, peggio, caos quale risultanza compiuta.
Anche tu sei impegnato su più fronti, in modo particolare la poesia,
la narrativa, la pittura, la critica. Cambia la tua modalità di approccio
in base al "medium" espressivo che utilizzi?
Assolutamente
no. Io nasco scrittore e scrittore resto. Quindi non faccio che proiettare
il letterario anche nel visivo. Io racconto sempre. Il profondo rapporto
che ho con la parola scritta e con la tradizione mi aiuta ad essere
coerente, cioè sempre me stesso, e riconoscibile. In questo Giovanni
Testori mi è stato maestro. Del resto i temi portanti, la poetica di
un artista sono pur sempre quei cinque o sei, e per essi si lavora tutta
una vita. La mia è una posizione non post-moderna (o post-postmoderna),
ma umanista. Sono un creativo a 360°, e, io stesso, mi definisco quale
studioso o ricercatore. Tutto m’interessa, ma sempre e in funzione di
quelle cinque o sei tematiche che perseguo fin da giovanissimo. Tematiche
che poi si riassumono nelle solite domande fondamentali sull’essere
e sull’esistere. Domande che forse mai avranno risposta, ma per cui
ci si gioca il vivere e quella scommessa. Altro, se non così radicato,
non conta o, almeno per me, è superfluo. Altro è solo cronaca, moda
o mera sociologia di basso profilo, non filosofia… con l’emozione, alta,
che dal fare arte, con cognizione e sapere, può derivare.
Quali sono gli artisti verso i quali senti una certa affinità?
Oltre a Paladino, e altri della Transavanguardia, con cui ho lavorato,
direi Penck, Lupertz, Immendorff, Disler, Polke, Baselitz e i tanti
artisti tedeschi che ho frequentato e che continuo a frequentare durante
i miei soggiorni in Germania. Poi Ontani, la Fioroni, e gli scomparsi
Schifano, De Dominicis, Cerone, Mondino, Boetti. Io ero e sono più giovane
di loro, ma, assieme a loro, mi sono formato. Infatti, in molti, seppure
i miei quarantotto anni, mi reputano uomo come minimo di quindici anni
più vecchio, proprio in base alle esperienze e alle frequentazioni che
in arte e in vita ho avuto. Non a caso mi definisco un uomo del ’900,
perché, del secolo scorso, porto avanti il testimone, ne sono memoria,
ne sono ricordo. A diciotto anni, assieme a mio padre, ero già negli
studi di chi ho citato. A ventisette ho curato una Sezione della Biennale
di Venezia. A ventinove dirigevo, già, una rivista di arte e letteratura,
“Origini”. Forse ho bruciato i tempi? Se è così ne sono contento. Posso
dire di aver conosciuto forse gli ultimi veri protagonisti europei del
fare arte e del fare letteratura con serietà e fede, e mi onora l’essere
testimone di quell’ultima grande stagione. I più dei trentenni e dei
quarantenni di adesso non hanno la caratura e la forza, nonché la resistenza
e lo spirito di sacrificio dei citati. Il “tutto e subito” è divenuto
pur sterile slogan. Mi si dia del nostalgico, per me è un complimento.
Almeno i sovracitati sapevano e sanno da dove venivano, da dove vengono
e dove volevano e vogliono andare. Dei ‘protagonisti’ dell’oggi chi
è in grado di poterlo dire? La debolezza dilaga… così le trovatine,
vedi i Cattelan e i tanti epigoni. Furbizia, scaltrezza, calcolo, fiuto
di ciò che il momento ti richiede, voracità, volubilità espressiva,
individualismo, falsità, opportunismo, sfrontatezza, cinismo, indifferenza
verso l’altrui lavoro, servilismo nei confronti del sistema USA… queste
le caratteristiche che segnano molti degli odierni artefici di ‘successo’.
Detto ciò mi fregio di essere un passionario e un romantico, ancora
un idealista, ancora un paradossale ed esaltato esponente di un mondo
in cui la sacralità e il rispetto per l’altrui fare erano parole d’ordine.
Il mio tempo è finito? Se sì, significa che è terminato anche il tempo
degli uomini… ma, di certo, non si è venuto a concretizzare quello dei
titani, bensì, quello dei ‘nani’ o dei ‘buffoni’, alla corte di questo
o quel faccendiere o parolaio di turno.
C'è stato un incontro (umano o artistico) che ti ha segnato e ha
segnato il tuo percorso artistico?
Quello con Anselm Kiefer. Un pittore di valore stratosferico
che ha saputo tenere duro per vent’anni prima di venire riconosciuto
quale genio, seppure tacciato di revisionismo storico e di simpatie
per il nazismo. Comunque la storia dell’arte e del pensiero, alla fine,
gli hanno dato ragione, e anche il mercato. La coerenza, il senso etico,
la capacità di sostenere la sfida, l’amore nei confronti dell’opera,
degli archetipi e della storia, nonché l’onestà, sono qualità che fanno
cadere i denti anche al più velenoso serpente. Ma anche Kiefer è pur
uomo del ’900. Difficile poter dire se nel nuovo secolo e nel nuovo
millennio dell’era cristiana potranno esserci personaggi di tale levatura.
So che da poco tempo è uscita una tua nuova pubblicazione. Ce
ne parli?
Penso ti riferisca a “Oltre il tempo – undici poeti per una metavanguardia”
(Ed.Diabasis 2004), libro da me curato e nato dopo l’essermi unito in
cenacolo con dieci giovani poeti italiani emergenti. Una vera e propria
dichiarazione di poetica, forte e risoluta, che ribadisce, in modo più
dettagliato, le posizioni che sopra ho elencato. Interessante è il come,
là dove non esistono logiche economiche dominanti o forvianti, vedi
la poesia, i giovani abbiano il coraggio di dirsi e di sostenere, con
coraggio, una posizione estrema, quindi non soggetta al compromesso
o, peggio, al vendersi. In poesia non esistono torte da spartirsi, come,
invece, nel sistema della arti visive, quindi, ancora liberi, si può
tentare di cambiare le regole del gioco. Con quegli intenti è stato
formulato e poi editato “Oltre il tempo” … cioè cambiare le regole e
sfidare il potere e le mafie culturali. Chi ne vuole sapere di più può
andare nel mio blog, appunto “Oltre il tempo”, www.gianruggeromanzoni.splinder.com,
e, spulciando a ritroso, leggersi, oltre al mio pezzo introduttivo al
libro, vari interventi riguardanti quella pubblicazione, che ha creato
non poco dibattito… e non solo in rete.
Parliamo allora della rete. Sei presente su Internet con un sito
ufficiale ma anche con un blog, una sorta di diario in cui appunti pensieri,
riflessioni (gianruggeromanzoni.splinder.com). Per quale motivo questa
scelta?
Ho detto di essere un uomo del ’900, ben ancorato alla tradizione,
ma non un ‘fuori dal mondo’. Internet e i blog sono veicoli velocissimi
per relazionarsi, per divulgare notizie o attaccare. Quando si è scelto
di imboccare la “via del bosco”, come la definiva Junger, non è che
si sia deciso, anche, di combattere con clave o frecce, alla Robin Hood.
Si è nel bosco ben armati con puntatori laser e visori agli infrarossi.
Internet è uno strumento come un altro per poter ribadire di esserci
e di avere voce, non a caso le oltre 100.000 entrate nel mio blog in
poco più di due anni di apertura dello stesso, nonché gl’infiniti scambi
e le tante alleanze nate tramite la rete.
Quali sono i progetti per il futuro?
A giorni uscirà il mio nuovo romanzo, “La Banda della Croce”,
sempre per i tipi della Diabasis, casa editrice di media grandezza,
ma di provata, e già riconosciuta, qualità propositiva. Un libro che
vi consiglio, perché spietatamente vero. Poi sono in ballo alcune mostre.
Una in Germania, probabilmente a Monaco, un'altra in Romagna, mia terra
natale, che mi vedrà affiancato al fotografo Roberto Cornacchia. Quindi
terrò, durante l’estate, una serie di seminari, in Università italiane
ed europee, riguardanti i rapporti intercorsi fra arti visive e letteratura
dalla Rivoluzione Francese ai giorni nostri… del resto materia che insegno.
Resta sempre in sospeso un viaggio in Cina… la nuova frontiera… il mondo
avanzante, probabilmente quello che travolgerà la nostra civiltà, ormai
allo sbando, seppure noi si continui a resistere.
18
luglio 2005
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Gian
Ruggero Manzoni è nato nel 1957 a San Lorenzo di Lugo (RA)
www.gianruggeromanzoni.it